Ecco le due prime recensioni o segnalazioni, la prima uscita su “Carta” n.36 del 16 ottobre 2009:
“NoAuto: il libro” di Gerardo Marletto
Per la fine della civiltà dell’automobile: è questo il significativo sottotitolo del libro NoAuto di Marcel Robert, meritevolmente portato in Italia dall’editore Asterios e da Andrea Wehrenfennig (quello di trasportiambiente.it). Il punto di forza del libro di Robert sta nel considerare l’auto non tanto come un mezzo di trasporto che crea congestione e inquinamento, quanto come un vero e proprio sistema. Un sistema di interessi che coinvolge petrolieri, industria automobilistica, costruttori di strade; un sistema che sparpaglia la città nel territorio, rendendola a misura di auto (e di speculazione immobiliare e fondiaria). Allora per “dire basta all’automobile” non bastano le idee giuste e le buone pratiche: ripensare l’urbanistica, potenziare il trasporto pubblico, privilegiare gli spostamenti a piedi e in bici, promuovere le forme innovative di condivisione, limitare l’uso dell’automobile . Serve altro: occorre mobilitarsi per un’altra mobilità. Vertenze piccole e grandi nel territorio; battaglie simboliche (come quella contro la pubblicità delle auto); alleanze, innanzitutto con i lavoratori, per un progetto di riconversione dell’industria dell’auto. Insomma, c’è molto da fare, in Francia come in Italia. Il libro è accompagnato da un blog ricco di materiali aggiuntivi (noauto.wordpress.com); se non lo trovate in libreria potete ordinarlo dall’editore (info@asterios.it).
La seconda è uscita su “Konrad” n.151, novembre 2009, firmata da Sergio Franco:
Ancora sulla mobilità urbana
Su questi temi Andrea Wehrenfennig mi ha segnalato un libretto
di Marcel Robert intitolato “No auto. Per la fine della civiltà
dell’automobile” (Asterios editore, 108 pagine, 12 €). Wehrenfennig
nella sua introduzione all’edizione italiana tocca i vari punti
del problema del trasporto pubblico urbano, fornendo cifre e
formulando considerazioni di grande interesse, che non posso
non segnalare ai nostri lettori. Particolarmente interessanti sono
i dati che Wehrenfennig fornisce circa gli effetti dell’inquinamento
atmosferico sulla salute. Egli testualmente scrive: “In Italia
abbiamo a disposizione uno studio pianificato su 15 città italiane
per un totale di 9 milioni e centomila abitanti, e altri studi di
fonte ufficiale sull’impatto sanitario del PM10 e dell’ozono sulle
popolazioni urbane di 13 grandi città italiane. Dal primo studio
risulta che i limiti fissati dalle direttive europee per il 2010 avrebbero
contribuito, se applicati, a risparmiare migliaia di decessi”.
E il nostro autore prosegue: “Forse ancora più negativi, anche se
meno considerati, sono gli effetti del traffico e del circolo vizioso
“più auto – più pericoli – meno bambini a piedi” sulla ridotta
mobilità e autonomia dei bambini. Come hanno constatato da
tempo i Paesi di cultura anglosassone, la salute perduta si può
riconquistare rinunciando all’auto, usando la bicicletta e i mezzi
pubblici, ma sopra tutto andando a piedi al lavoro o a scuola”.
In questa rubrica abbiamo già parlato del “pedibus”, ovvero
gruppi di scolari che si recano a scuola a piedi con l’assistenza di
qualche adulto .
Tornando al lavoro del francese Marcel Robert, presentatoci
da Wehrenfennig, osservo che il capitolo a mio parere più
interessante è quello intitolato “come vivere senza auto”, di cui
per apprezzarne il contenuto basterebbe riportare i titoli che
precedono i vari argomenti trattati.
Eccoli: abitare vicino a una rete di trasporto pubblico, utilizzare
la bicicletta più spesso possibile, farsi recapitare gli acquisti tramite
internet, procurarsi l’abbonamento ferroviario, pianificare
gli spostamenti. E poi Robert racconta la realizzazione di un’utopia:
un quartiere senza auto a Freiburg-in-Brisgau in Germania
Il quartiere si chiama Vauban, con 5mila abitanti e 2mila alloggi,
ovvero con una densità di un centinaio di alloggi per ettaro. Egli
narra anche di altre utopie, per parlare delle quali ci manca lo
spazio e di cui potremo discorrere in un prossimo futuro.
Sergio Franco